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Il tempo della cannabis.

Аutore:idontknow Data:5-01-2018, 13:04
Il tempo della cannabis.

Da quando nel 2014 ho ricevuto la licenza di coltivatore per fini ricreativi nello stato di Washington, così come le licenze di coltivatore di canapa sia in Oregon che in Colorado, la mia vita è cambiata notevolmente. Anche se la CBD crew si trova e opera in Spagna e la Mr. Nice Seedbank continua farlo dall’Olanda, la produzione in Europa – a differenza della ricerca – risulta inferiore a quella dei progetti made in U.S.A.

L’opportunità di mettere in pratica il mio lavoro di ricerca svolto in Europa in un contesto legale come quello degli Stati Uniti, è stato incredibilmente soddisfacente oltre a rappresentare una piccola vittoria dopo anni di lotta per cambiare le leggi. Le problematiche ed altri aspetti che sono emersi in questi 3 anni sono stati difficili da risolvere e implementare in un contesto di coltivazione già avviato. In special modo la confusione e la carenza di regolamenti globali su alcuni composti come il THC rendono difficile la realizzazione di prodotti che vadano bene per gli scaffali di tutti i supermercati del mondo.

La maggior parte delle leggi si sono occupate di rendere la cannabis legale o illegale a seconda delle concentrazioni di THC presenti nella pianta durante la fase di fioritura. Infatti circa un mese fa in Oregon ci ha fatto visita il dipartimento dell’Agricoltura che ha preso 20 campioni di piante da analizzare per certificare se la nostra coltura può essere classificata come canapa industriale oppure se distruggerla in caso non rispetti i limiti di THC. Alla fine siamo risultati a norma dato che il THC si attestava sullo 0.18% e cioè sotto la soglia dello 0.3% di THC, limite sotto al quale il Colorado e l’Oregon consentono la coltivazione e rilasciano le licenze. Il dipartimento dell’Agricoltura si presenta per effettuare i test circa 2 settimane prima del raccolto. Alcuni coltivatori non sono certi delle piante o dei semi che utilizzano per cui avvisano il dipartimento con largo anticipo in modo che possa analizzare le piante prima che queste siano mature, nella speranza che stiano sotto il limite di THC. Alcuni hanno successo ed altri no. Il semplice fatto che questi due stati in America concedano la certificazione di canapa ad ogni varietà che si attesti sotto lo 0.3% di THC sta contribuendo al proliferare di diversi strain di canapa utili per estrarre CBD. Ma in Europa funziona diversamente dato che il quadro normativo europeo riconosce come legali solamente alcune varietà di canapa industriale (sono 62), e non tutte quelle che non superano certe soglie di THC.

Il tempo della cannabis.


Oltre metà del paese – 29 stati – ha legalizzato l’uso medico in un modo o in un altro. Altri 31 stati hanno permesso la coltivazione di canapa industriale, così come lo ha fatto il Congresso attraverso la legge sull’agricoltura (National Farm Bill). Ma la cosa strana del lavorare in questo settore negli Stati Uniti è che ogni stato ha leggi differenti che regolamentano certi composti presenti nella Cannabis. Per esempio, la canapa legale coltivata in Colorado che deve arrivare in California via terra passando per il Kansas, e come ho potuto constatare può essere sequestrata. Per cui, in base alle leggi attuali, risulta più complicato esportare dal Colorado alla California che non dagli Stati Uniti all’Europa. Ad ogni modo in Europa si deve fare attenzione e conoscere gli strain e le varietà che si importano, visto che negli U.S.A non specificano quali sono; e questo può rappresentare un grosso problema. Quindi alcuni paesi in Europa stanno modificando i limiti di THC per permettere ai coltivatori di crescere le proprie varietà piuttosto che importarle. Paesi come la Grecia hanno portato la soglia di THC fino allo 0.8%, l’Italia fino allo 0.6%, invece in Francia e Germania si rimane sullo 0.2%.

Abito in Svizzera dove le leggi vigenti sulla canapa sono diverse rispetto a quelle della Comunità europea e dove è tollerato un livello che arriva fino all’1% di THC. Questo aspetto mi ha fatto ripensare alla strategia della mia azienda.

Piuttosto che rischiare complicazioni durante la fase di trasporto della canapa verso altri stati degli U.S.A ho assicurato diverse commesse in Svizzera e mi sono rivolto a normali ditte di spedizioni spiegando direttamente a loro, documenti alla mano, cosa volevamo fare. Queste ditte non avevano mai ricevuto richieste simili in precedenza, ma hanno accettato le richieste visto che tutti i documenti erano in ordine e aggiornati. La nostra compagnia è stata la prima azienda che nel 2016 ha importato direttamente dagli Stati Uniti alla Svizzera e lo ha fatto importando tra i 500 e gli 800 kg a settimana, prima che chiunque altro realizzasse che le infiorescenze di CBD avrebbero rilanciato l’industria svizzera della Cannabis. Già dal 2007 lavoravo in Spagna a un progetto di arricchimento di CBD e ho fondato la CBD crew nel 2009; la prima banca di semi di Cannabis scientifica al mondo basata sull’arricchimento di CBD in vari strain. Mi trovavo in una situazione di vantaggio rispetto a tutti per quanto riguardava le genetiche e i test di laboratorio, era come giocare a poker con la mano vincente; in teoria però, perché nella pratica nessuno lo aveva fatto prima e ciò era un grosso motivo di preoccupazione per me, soprattutto riguardo l’aspetto pratico della cosa!

Ottenere le abilitazioni GMP (good manufacturing practice o NBF norme di buona fabbricazione) e FDA (food and drug administration), così come la produzione biologica, erano tutte cose nuove per me, ma sapevo che se ottenevamo queste certificazioni avremmo potuto vendere all’industria farmaceutica e in tutto il mondo. Senza di esse eravamo destinati a rimanere solo nell’ambito del mercato svizzero delle infiorescenze, il che sarebbe stato deludente oltre che uno spreco, vista la versatilità del prodotto. Quindi abbiamo deciso di andare fino in fondo, anche se allora nessuno di noi sapeva cosa significasse, per non parlare dei costi e delle severe norme vigenti. Si tratta di un processo che non deve interessare i rivenditori di infiorescenze ma solo coloro che aspirano a esportare il prodotto in tutto il mondo. Ad ogni modo gli U.S.A non sono tra i paesi che attualmente raggiungono gli standard GMP necessari per poter esportare liberamente e ovunque. Gli Stati Uniti hanno una certificazione CGMP, mentre l’Europa e il resto del mondo accettano solo GMP. Penso che attualmente solo Canada, Olanda e Svizzera raggiungano gli standard mondiali necessari per le produzioni in GMP e FDA. Per quanto riguarda il nostro gruppo di aziende si tratta di una situazione in evoluzione e non definitiva, ma sicuramente uno dei passaggi più costosi che abbiamo affrontato finora lungo l’intero processo.

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Inizialmente il più grande ostacolo da superare era rappresentato dalla dogana e da tutti i controlli sia negli U.S.A che in Svizzera. Infatti, dopo che la dogana ha testato in laboratorio i primi 10 pallet per oltre 20 volte, replicando le stesse analisi sul nostro prodotto, siamo stati invitati a parlare con il direttore della dogana. Dopo diversi incontri e discussioni abbiamo dovuto firmare dei documenti in cui ci assumevamo la responsabilità di non importare materiale con THC superiore all’1%, pena la perdita del diritto d’importazione. Ci hanno anche spiegato che, dal momento che il nostro bene sta nella stessa categoria del tabacco, tutti i clienti a cui l’avremmo venduto dovevano fare richiesta e ottenere un numero di licenza, altrimenti non saremmo stati autorizzati a venderlo a clienti che lo avrebbero usato per fumarlo. E così abbiamo fatto da quando siamo diventati il maggior attore di import/export a fare richiesta per questo permesso: le autorità svizzere hanno impostato delle regole chiare per tutti quelli che successivamente avrebbero seguito la nostra strada, rendendoci responsabili non solo per il nostro prodotto ma per molti più aspetti! A un certo punto pensavo addirittura che fossimo stati accettati e avessimo ottenuto tutti i permessi a condizione che facessimo anche il loro lavoro! Ma probabilmente per la prima volta in vita mia stavo osservando qualcosa di unico accadere davanti ai miei occhi, c’era organizzazione, chiarezza e tariffe fisse per determinati lavori.

Se Howard Marks fosse ancora vivo so che starebbe sorridendo e che sarebbe entusiasta, proprio come lo era tutta la squadra quando è riuscita a superare tutti gli ostacoli in questo percorso di innovazione. Questa lunga e ardua strada è stata talmente stancante a volte, che sarebbe stato più semplice sedere e fermarsi; ma come tutti gli imprenditori sanno, la perseveranza paga se hai per le mani il prodotto giusto. Una cosa è chiara, noi disponevamo delle piante e dei prodotti parecchio tempo prima di ricevere la licenza e questo è stato e continua ad essere il nostro punto di forza, sia in Europa che negli Stati Uniti.

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Anche l’aspetto bancario costituisce una sfida nel mondo della coltivazione della canapa e delle colture ricreative. Essenzialmente il sistema bancario negli U.S.A è controllato da leggi federali, invece le licenze per il mondo della cannabis rispondono alla legge statale dello stato che ha emesso la certificazione: in sostanza significa che fintanto che la legge federale non consente alle banche di fare prestiti alle attività riconducibili al mondo della Cannabis, solo le istituzioni finanziarie come le banche cooperative e i prestiti privati possono finanziare le start up. Questo aspetto del business della cannabis sta provocando grossi mal di testa sia alle banche che a noi titolari di licenze, visto che non abbiamo il permesso di avere conti bancari come qualsiasi altra azienda. Per svolgere attività imprenditoriali a livello internazionale è necessario essere conformi alle politiche bancarie ed è per questo motivo che molte imprese non sono in grado di raggiungere il proprio valore potenziale, proprio perché le banche pongono limitazioni ai fondi per via della legge federale. Anche in Europa ci sono difficoltà per accedere ai servizi bancari ma in definitiva il sistema è meno rigido e, una volta un’azienda è considerata conforme, può procedere con meno difficoltà di quante ce ne siano negli Stati Uniti. Ma questo fattore sta guastando molte relazioni tra gli U.S.A e l’Europa visto che limita seriamente la possibilità di commercio.

La richiesta di prodotti per il consumo tra America e Europa non potrebbe essere diversa. Mentre il mercato statunitense spicca per i suoi prodotti di tipo estrattivo, l’Europa sta optando per le infiorescenze di canapa, tinture e oli: un ventaglio di prodotti semplici e meno lavorati. Ciò si deve probabilmente alle restrizioni legali esistenti. Alla fine questi mercati si avvicineranno tra loro e offriranno linee di prodotto simili, ma la loro evoluzione è stata diversa in principio.

Avere un business plan per un settore che fino a poco tempo fa neanche esisteva è una cosa difficile. Diversamente dalla maggior parte della gente, che per ottenere una licenza ha fatto di tutto e solo in un secondo momento ha pensato a come agire, la mia squadra aveva già piante, esperienze di growing in e outdoor, competenze sui cloni e diversi e affermati prodotti con le relative ricette. Queste conoscenze provenivano dalle mie aziende europee che già da anni erano leader nel breeding e nell’innovazione dei chemotipi di Cannabis. Finalmente c’era la sensazione che il rapporto tra l’Europa e gli Stati Uniti cominciasse a evolvere in qualcosa di solido, necessario per questa industria dai molteplici aspetti. Siamo arrivati al progetto e alla posizione che occupiamo oggi grazie a un intenso lavoro e a fronte di un grosso investimento. A differenza del mercato illegale della Cannabis noi operiamo legalmente e perciò dobbiamo rispettare tutta una serie di codici e di regolamentazioni che non sono mai esistiti nelle precedenti colture di questa pianta.

Se mi venisse chiesto di condividere le mie conoscenze con chi vuole percorrere questa strada ancora poco battuta, dovrei essere onesto e dirgli che non è un sentiero da intraprendere per chi vive senza correre rischi nella vita. Può essere una strada stressante, può anche trasformarsi rapidamente in un successo, ma non si tratta di un settore così longevo da predire in che direzione evolverà.

Da parte mia posso assicurare che sembra arrivato il tempo della Cannabis. Che tu sia un groover (qualcuno che segue il percorso) o uno shaker (qualcuno che lo crea) l’unico aspetto che mi pare emergerà nei prossimi 3-5 anni è che quelli che avranno successo avranno sin dall’inizio un modello d’impresa che prevede la possibilità di crescere. Per cui quando si passerà da 30 acri a 300 o a 3mila non ci sarà granché da cambiare, se non assumere nuovo personale. Invece, per coloro che non si organizzano adeguatamente, sarà troppo difficile aumentare il loro business di 10 o 100 volte; e finiranno per limitare se stessi.

Non c’è alcun dubbio che da quando ci fu la proposta 215 per la cannabis terapeutica in California nel 1996, questo settore sia cresciuto immensamente. Si tratta di un’industria non ancora dominata da un solo attore o monopolizzata da una multinazionale, ma quel giorno sta arrivando. Mentre i piccoli produttori approfittano delle condizioni favorevoli, tutti noi dobbiamo comprendere che ruolo andremo a coprire in questo grande disegno. I prossimi 5 anni determineranno dove sta andando quest’industria, come ci arriverà e con chi! E non importa il risultato, ora ci troviamo in una situazione fantastica rispetto a quella in cui eravamo 20 anni fa e il numero di imprese collegate a questo settore emergente è alto e in crescita. Sono giorni emozionanti e non me li perderei per nulla al mondo.

Il tempo della cannabis.


Fonte

Тags: Politica, Cannabis, Estera, Droga, Marijuana, Legalizzazione, Sativa, Indica, THC, CBD, Europa, Stati Uniti

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