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Gli aspetti giuridici della Cannabis Light.

Аutore:idontknow Data:27-12-2017, 13:34
Gli aspetti giuridici della Cannabis Light.

Si fa un gran parlare della cd. cannabis light, approfondiamo qualche aspetto giuridico.

CANNABIS LIGHT, LE NORMATIVE VIGENTI

Il termine cannabis light mira ad individuare in modo semplificato e discorsivo quel tipo di cannabis che presenta un principio attivo inferiore al limite di 0,6%. Tale limite è stato introdotto, quale deroga del limite principale – pari allo 0,2% – dall’art. 4 co. 5 della L. 242/2016 che recita: «Qualora all’esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilità è posta a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge».

È evidente la macchinosità del meccanismo normativo, concepito probabilmente per evitare conseguenze penali al coltivatore, laddove il prodotto della coltura sforasse, come spesso accade, il limite dello 0,2%.
È altrettanto evidente che questa norma di salvaguardia sia stata concepita originariamente per il coltivatore, ma – in concreto – abbia esteso (per analogia in bonam partem) la propria sfera di influenza anche in relazione alla successiva attività di commercializzazione del prodotto, assumendo il carattere di scriminante anche per il soggetto che ponga in vendita piante o sostanze che risultino – per certificazione – conformi ai limiti indicati.

Dunque, la disposizione in questione si pone come lex specialis rispetto alla disciplina data dal dpr 309/90, che governa i profili penali del diritto degli stupefacenti, introducendo un limite di tolleranza legale in materia di presenza di THC addirittura superiore a quello individuato con alcune pronunzie dalla Suprema Corte di Cassazione che ha determinato la soglia nello 0,5%.
Vi è, inoltre, da rilevare che ulteriore deroga all’applicazione di sanzioni penali, in ipotesi del superamento del limite dello 0,6% è contemplata nel co. 7 del citato art. 5, che prevede: «Il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa impiantate nel rispetto delle disposizioni stabilite dalla presente legge possono essere disposti dall’autorità giudiziaria solo qualora, a seguito di un accertamento effettuato secondo il metodo di cui al comma 3, risulti che il contenuto di THC nella coltivazione è superiore allo 0,6 per cento. Nel caso di cui al presente comma è esclusa la responsabilità dell’agricoltore».

Ritengo, peraltro, che una simile ipotesi – a differenza della precedente – rimanga circoscritta al coltivatore, perché presuppone un controllo effettuato direttamente sulla coltivazione presso i luoghi di svolgimento di tale attività e non successivamente quando le piante e le sostanze ricavate siano uscite dalla sfera di disponibilità del produttore.

Gli aspetti giuridici della Cannabis Light.


CANNABIS LIGHT, SERVE UN’AUTORIZZAZIONE?

Diversamente dal dpr 309/90, che con il combinato disposto degli articoli 17, 26 e 27 regola l’attività di coltivazione in relazione alle sostanze stupefacenti e psicoattive – vale a dire, per quanto concerne la cannabis, sostanze che contengono un principio attivo sicuramente superiore ai limiti sin qui descritti – la legge 242/2016 (la legge che regola la canapa industriale entrata in vigore a gennaio, ndr), avendo come oggetto “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, all’art. 1 comma 2 precisa il raggio di azione della normativa che testualmente: «si applica alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, le quali non rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309».

A tale principio – che di seguito verrà approfondito – si connette il disposto del successivo art. 2 “Liceità della coltivazione”, che al comma 1 afferma: «La coltivazione delle varietà di canapa di cui all’articolo 1, comma 2, è consentita senza necessità di autorizzazione».

Ciò premesso, ritengo però che il significato che si deve attribuire globalmente al combinato delle due previsioni indicate, vada assai semplificato.

La traccia dettata dall’articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002[1], appare nella sua genericità, introdurre criteri di non facile applicazione, tanto che taluno ha prospettato la necessità di utilizzare semi certificati.
In realtà l’art. 1 comma 1 della legge 2.12.2016 n. 242 sotto la rubrica “Finalità”, sancisce che: «La presente legge reca norme per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa (Cannabis sativa L.)…… », identificando nella canapa in genere il tipo di pianta da coltivare e di produzione da attuare. L’unico vincolo che potrebbe al più derivare – ma la sua violazione non comporta a mio parere sanzioni di alcun genere – è quello del rispetto del regolamento (CEE) n. 2358/71 del Consiglio di Europa in materia di sementi.

Ma anche sotto questo aspetto si deve osservare che la categoria Cannabis Sativa L. funge di contenitore all’interno del quale ricondurre le specie di semi. Dunque nessuna autorizzazione di sorta, ma al più avvalersi di un agronomo o di un perito botanico che controlli lo sviluppo della coltivazione ed il rispetto dei limiti più volte ricordati.

[1]Gli Stati membri vigilano affinché le sementi commercializzate in applicazione delle disposizioni della presente direttiva, sia vincolanti che facoltative, non siano soggette ad alcuna restrizione di commercializzazione diversa da quelle previste dalla presente direttiva o da altre direttive comunitarie per quanto concerne le loro caratteristiche, le disposizioni relative all’esame, il contrassegno e la chiusura.

Gli aspetti giuridici della Cannabis Light.


Fonte

Тags: Politica, Leggi, Cannabis, Light, Diritto, Giustizia, Marijuana, Droga, Stupefacente, Canapa, Normative

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