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Gli analfabeti etici che vomitano razzismo sul web.

Аutore:idontknow Data:9-12-2017, 15:53
Gli analfabeti etici che vomitano razzismo sul web.

Gli algoritmi sono sessisti? I bot inneggiano alla purezza della razza? È forse colpa della tecnologia se gli esseri umani sono essenzialmente spregevoli? Il problema è sempre lo stesso: spazzatura in entrata, spazzatura in uscita.

Non è sempre chiaro se la tecnologia rappresenti l’origine del problema o se invece funzioni come semplice messaggero di sventura. È, infatti, una caratteristica delle nuove tecnologie quella di portare alla luce dinamiche e pulsioni sociali latenti. Soprattutto le peggiori. È per questo che non tutti i bug sono problemi tecnici. Molti bug sono problemi etici.

Le pubblicità mirate su Google e Facebook che permettono di targettizzate chi ha espresso interessi per pagine antisemite sono solo l’ultimo esempio della generale mal comprensione di questo tipo di problemi. La loro soluzione è ammettere l’esistenza di disfunzionalità sociali che possono essere trattate come il cattivo funzionamento di un software, proprio come fossero bug. Ci dovrebbe essere un centro di assistenza che abbia come obiettivo la maintenance di alcuni standard e diritti civili fondamentali.

Viviamo dentro reti sociali di comunicazioni protocollate, progettate da comuni esseri umani; se vengono compiuti errori fondamentali di progettazione, dovrebbe essere possibile trovare un modo di correggerli. Tra miliardi di comunicazioni di servizio che l’umanità si scambia ogni minuto, è normale che ci sia anche un sacco di merda. Tuttavia, almeno un paio di generazioni il cui senso critico è stato spazzato via da 30 anni di televisione commerciale non sono riuscite a reggere la pressione psicologica e cognitiva di una società globalizzata e iperconnessa. Abbiamo quindi tantissima spazzatura in entrata, che semplicemente non viene adeguatamente filtrata.

IL DISCORSO PUBBLICO È OSTAGGIO DEI TROLL?
Le tecnologie digitali applicate al controllo e alla manipolazione sociale possono avere conseguenze che vanno al di là di qualsiasi previsione. Il problema è che nessuno ha le chiavi della corretta comunicazione su questa scala e a questi ritmi. L’assurdità del volume di insulti ricevuti da personalità pubbliche come Laura Boldrini è un segnale davvero preoccupante di come l’intero discorso politico di un’intera nazione possa essere piagato dalla mancata comprensione del un nuovo orizzonte tecnologico che ci è stato vomitato addosso dai mega-agglomerati della new economy.
I bug etici, come le vulnerabilità che permettono le intrusioni degli hacker nei sistemi informatici, possono essere sfruttati da chi in malafede ha l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica. È per questo che è importante trovare un modo di risolverli.

BUG ETICI ED USABILITÀ.
Una volta si parlava usabilità, e non ancora di user experience. Il termine non era molto fancy ed è stato sostituito dal suo omologo anglofono. Buona parte della semantica del termine è stata tradita dall’aggiornarsi della terminologia: uno dei principali scopi di applicare principi di usabilità ai siti web era quello di renderli fruibili a disabili e ipovedenti. Una delle segrete regole auree dell’usabilità è infatti la seguente: se ci riesce un “diversamente abile”, tanto più dovrebbe riuscirci una persona “normale”.

Da anni abbiamo sviluppato un’attenzione feticistica nei confronti dell’analfabetismo funzionale, come se fosse la causa di tutti i mali. Per tutto questo tempo, invece, abbiamo avuto un’altra categoria che ha rigurgitato la bile che ha eroso la qualità del discorso pubblico: gli analfabeti etici. Oggi sarebbe cosa molto buona, anzi, fondamentale, introdurre nuovi principi di usabilità per limitare i danni prodotti da costoro.

È scorretto ritenere che i problemi possano essere risolti attraverso una migliore educazione. Non si può sempre prevenire, ma in fase di progettazione è oggi essenziale provare a prevedere o immaginare i peggiori comportamenti che gli utenti potrebbero adottare, piuttosto che sperare nelle loro aprioristiche buona fede e intenzioni. Non si può solo confidare che l’utente si comporti bene, bisogna fare in modo che le sue intenzioni, qualora malevoli, vengano neutralizzate dalla stessa architettura dei sistemi. Il razzismo non è solo rumore. Il punto è che le piattaforme digitali, ma anche quelle politiche, dovrebbero scegliere se, per loro, il razzismo è un bug o una caratteristica.

Gli analfabeti etici che vomitano razzismo sul web.


a cura di Carlo Peroni
Consulente web, si interessa dell’interazione tra tecnologia ed immaginario.
Twitter: @freakycharlie


Fonte

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