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LA MORTE DI RIINA: UN’OCCASIONE PER FAR LUCE SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA?!

Аutore:idontknow Data:19-11-2017, 14:39
LA MORTE DI RIINA: UN’OCCASIONE PER FAR LUCE SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA?!

Ora, a morte sopraggiunta, si potrà forse fare chiarezza su alcune vicende oscure legate ai crimini commessi dal “capo dei capi”, Salvatore Riina. “Io sono il paravento dello Stato italiano”, amava ripetere spesso dal regime di carcere duro al quale era sottoposto dal 15 gennaio 1993, quando, poco distante da via Bernini, luogo della sua residenza palermitana, venne arrestato dal Crimor.

Ha fatto tutto autonomamente? Quel gioco di alleanze che, negli anni ’80, con la seconda guerra di mafia, lo portò ai vertici di Cosa Nostra fu opera della sua intelligenza, stranamente sopraffina per un “viddano con la quinta elementare e i peri incritati” come amava definirsi alle udienze? Troppi dubbi.

La genesi di tutto è quando si decise di uccidere Giovanni Falcone con l’”attentatuni” a Capaci. Una esecuzione rocambolesca e che aveva tutte le caratteristiche di una azione dimostrativa. Forse Salvatore Riina, con quel gesto, stava mantenendo impegni delegati dall’alto? Domande ancora senza risposta, alla stregua di quelle sul suo arresto: esso avvenne mediante una mediazione tra Bernardo Provenzano e le istituzioni per garantire l’impunità al primo, da sempre contrario alla strategia stragista? Fu opera del pentimento di Baldassarre Di Maggio, capo del mandamento di San Giuseppe Jato e suo personale autista?

Il tempo e l’eccellente lavoro del PM di Palermo, Antonino Di Matteo, minacciato nel 2013, daranno le loro risposte. Di sicuro possiamo dire che le condoglianze e i commenti garantisti di taluni abitanti di Corleone in merito alla sua morte, “era un bravo picciotto”, “persona normalissima”, rendono di un’attualità ancora più disarmante il pensiero e l’azione di Paolo Borsellino: “Nella lotta alla mafia, il primo problema da risolvere non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e che facesse rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

Perché, come diceva Giovanni Falcone, Cosa Nostra non è solo un’organizzazione criminale, ma espressione di uno stato d’animo i cui principi ispiratori non sono assolutamente in contrasto con il tessuto sociale dove si insedia.

Fonte

Тags: Politica, Mafia, Giustizia, Stato, Governo, Corrotti, Riina, Cosa Nostra, Falcone, Borsellino, Capaci, Stragi, Di Maggio, Di Matteo

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Ogni uomo è colpevole di tutto il bene
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